smart working

In questi ultimi giorni, a causa dell’emergenza Corona Virus, molte aziende del nord Italia hanno permesso (od obbligato) i propri dipendenti a lavorare da casa.

Questa nuova situazione drastica ha ovviamente portato dei benefici visibili sia in termini di traffico, che in termini di inquinamento atmosferico, ma le aziende ed i dipendenti sono veramente pronti? È tutto oro quel che luccica?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.


Iniziamo da un aspetto fondamentale, Smart Working non vuol dire lavorare da casa. Non vuol dire nemmeno telelavoro.


Per Smart Working si intende una modalità di lavoro slegata dall’orario e dal luogo. Le persone non vengono remunerate e/o valutate per la quantità assoluta lavorata, ma per i risultati generati e portati all’azienda.


A fronte di questo è facilmente intuibile che le metodologie attuate in questi giorni hanno poco a che fare con quello che è il reale Smart Working.


Quindi è tutto da buttare? Assolutamente no.


La situazione generata da questa causa di forza maggiore può e deve essere analizzata dalle aziende sotto diversi punti di vista.


Sicuramente un aspetto fondamentale positivo è stata la rapidità con la quale molte società hanno reagito, permettendo una flessibilità che fino ad oggi mancava.

Ora, per non buttare via tutto e tornare alla semplice vita di prima, sarebbe interessante se le diverse aziende utilizzassero i dati di questa settimana (e magari della prossima) per confrontarli con altre settimane di lavoro più “tradizionale”.

Identificare dei KPI (key performance indicator) significativi per ogni diverso settore e reparto sono il primo passo per confrontare in maniera oggettiva quali sono stati gli impatti dal punto di vista lavorativo e produttivo.


Effettuare delle interviste per raccogliere i dati su cosa ha e su cosa non ha funzionato è un’altra azione interessante da intraprendere per avere un’immagine più chiara di quelle che sono le dinamiche all’interno delle diverse realtà.


Infine, e forse l’aspetto più importante, è cercare di instaurare all’interno delle aziende una cultura diversa, in cui le persone si sentano più responsabili e coinvolte all’interno di ogni singola realtà. Solo un passo di questo tipo potrà permettere di spostare il focus dall’orario di lavoro ai risultati, permettendo finalmente quella flessibilità necessaria ma non sufficiente al fine di passare ad una reale metodologia di Smart Working.


I passi da fare sono tanti da parte di tutti: aziende, dirigenti, manager ed impiegati. Cerchiamo di rendere opportunità anche quelle situazioni estremamente difficili.


Maurizio Amodio